La Toscana con la P maiuscola

La Toscana con la P maiuscola è Preziosa, Pregiata, Piacevole. Ma anche Paciona, Pomiciona e Pendente.

La Toscana con la P maiuscola è un trittico di luoghi; è Pistoia, Pescia e Pisa. E noi ci siamo stati, così, per una toccata e fuga troppo godereccia per non essere raccontata.

Ho iniziato a prendere lo zaino in spalla e a salire su treni, bus, aerei, sin da ragazzetta; io le mance della nonna le mettevo tutte in una busta bianca con la scritta “Per i viaggi” in rosa evidenziatore. Poi pianificavo. Con i risparmi di nonna e quelli delle ripetizioni e del bar nei fine settimana, mi concedevo due viaggetti l’anno; erano quasi sempre mete estere, anche se le città d’arte italiane le depennavo come fossero mete obbligatorie. Infatti lo sono. Ecco, girando la pagina dell’atlante sulla regione Toscana, mi accorgo che io di questa regione, a parte il mare degli Etruschi, l’Elba e Firenze con quelle tre capatine che ci ho fatto, non la conosco poi molto. Così, appena ho avuto 4 giorni di tempo in fila, sì è organizzato il tour (bagnatissimo e freddissimo tour). Abbiamo alloggiato a Montecatini Terme, dove lo storico stabilimento ricorda i fasti di un tempo e i bagni romani, all’aperto, in spazi immensi ed accerchiati da colonnati imponenti (Budapest, avete presente?), e poi ci siamo spostati nella zona limitrofa; sì, Montecatini è una sorta di snodo centrale: se vai a destra ti trovi Pistoia, se vai a sinistra ti trovi Pisa e poi il litorale, se sali appena un po’ di trovi invece Pescia, il paese dei fiori, se vai ancora un po’ più in su c’è Lucca.

Molto più di una torre che pende. Mi è toccato smontare un preconcetto che durava da una vita: Pisa non è solo una torre pendente, c’è molto molto di più attorno che non in quel campo dei Miracoli. Sul serio. Prima cosa: sono almeno tre i campanili che pendono in città -non solo la Torre di Pisa con i suoi storti 56 metri che è pur sempre Patrimonio Unesco- il secondo è il campanile della chiesa di San Nicola,  in via Santa Maria,  il terzo, è il campanile della chiesa di San Michele degli Scalzi (che pende anch’essa!) a metà strada di viale delle Piagge. Seconda cosa: il centro storico brulicante di gente che passeggia sotto i portici del Borgo Stretto, e i palazzi imponenti che ti portano lentamente al Lungarno, è meraviglioso, anche se bisognerebbe prendersene cura maggiormente. Terza cosa: io che sono abituata -bene- con l’Università di Pavia, sono rimasta a bocca aperta quando mi sono trovata davanti alla bellezza della Scuola Superiore S.Anna, una delle tre università pisane. Quarta cosa: l’aria di vacanza e il crocevia di gente da ogni parte del mondo. Quinta cosa: il Tuttomondosulla parete posteriore del convento dei frati “Servi di Maria” della chiesa di S. Antonio di Keith Haring, dove l’artista, che sarebbe morto dopo poco, lascia a Pisa l’ultima traccia della sua arte. Da perdersi.

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Bisteccona e tutti nella Sala. Altro giro l’abbiamo fatto a Pistoia dove,  per una ragione molto famigliare perchè tanto “pavese”, sono gli stessi cittadini a dire che non c’è mai nulla da fare e mai nulla da vedere. Ma come? Con quel popò di Piazza del Duomo? E con quella Piazza della Sala con pesche, pomodori e broccoli, di giorno, e piena di localini e botteghe, tutti intorno al Pozzo del Leoncino con il vinello in mano, a ciaccolare di sera. L’ho trovata interessante e vivissima. Ah, non solo, abbiamo mangiato divinamente e secondo tradizione: da Bisteccatoscana si gustano la vera fiorentina alla brace, i crostini con fegatini, salsiccia e funghi, i cantucci pucciati nel vin santo con una cifra davvero ragionevole e una qualità che non ve la sto a spiegare…perchè dovete provare!

Giochiamo: da una parte i religiosi e dall’altra i civili. E siamo arrivati a Pescia, divisa in due dall’omonimo torrente e sviluppatasi così in due rioni: quello dedicato alla vita pubblica ed al commercio si affaccia sulla riva destra, quello dedicato alle attività religiose e monastiche, invece, si estende sulla riva sinistra. Il primo nucleo si concentra simbolicamente nella grande Piazza Mazzini, nel Palagio e nei torrioni, il secondo nel Duomo e nella Porta Fiorentina; i due centri, attorno ai quali si sviluppano una fitta rete di vicoli e rughe, sono connessi fra loro dal caratteristico Ponte del Duomo. E a Pescia, molto famosa per l’immenso smercio di fiori e piante, ci siamo capitati proprio il 24 Aprile, quando ci si stava preparando per la festa del giorno dopo con grande sentimento: la città è stata riconosciuta come una delle  Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia di Bronzo al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.

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