Slovenia green e slow tra saline, uliveti e tende yurta

Il nostro fine settimana alla scoperta della Slovenia più green si è concluso e ne abbiamo già nostalgia. Ma ne sono molto grata. Il mare d’inverno a me piace parecchio, mentre a Marco marito barbuto mette quella malinconia canaglia che lo porta ad escludere categoricamente qualsiasi posto costiero. Diversi punti di vista, come al solito. Quindi siete andati in Slovenia e lui è rimasto con l’umore sotto le suole tutto il tempo?, direte. No, al contrario. Abbiamo solo sfiorato il mare, stranamente calmo nonostante i nuvoloni grigi abbiano più volte fatto capolino. Il nostro piccolo tour, a parte la passeggiata per il bellissimo centro storico di Pirano, l’abbiamo concentrato scoprendo l’essenza più verde e slow della regione slovena, alle spalle di Piran (Pirano) e Portoroz (Portorose). Il bisogno di staccare da giornate frenetiche, cellulare rovente, e cervello in carenza d’ossigeno, l’abbiamo assecondato sin dall’arrivo, conoscendo Leda Braskin. Leda, a sessant’anni suonati, ha deciso di dare uno slancio alla sua vita passata a coltivare ciliege sulle colline di Lucjia, e di aprire un glamping di tende yurta nel bosco dietro casa sua, ad una manciata di chilometri da Portorose. Venerdì sera, davanti al caldo fuoco del camino della cucina collettiva, abbiamo accompagnato lunghe chiacchierate con del buon Malvasia, salsicce kranjska klobasa e formaggio, e ci ha detto di esser stata folgorata dalla bellezza delle yurta in Mongolia, e di aver cercato qualcuno che in sua compagnia le costruisse in maniera totalmente green ed ecosostenibile. Ci è riuscita, e qualche mese fa ha inaugurato il suo L.Stileglamping immerso nella natura. La prima notte ho dormito nove ore filate: non mi sembrava vero, e forse non accadeva dalle scuole elementari. Merito della pace della tenda yurta, dove c’è tutto ciò che serve -compresa una bellissima veranda con cucina attrezzata e persino una jacuzzi privata- e della sua finestra sul cielo.

Ci siamo rigenerati davvero. Purtroppo non succede spesso, ma quando senti il trigemino disteso e poco vibrante, significa che stai facendo la cosa giusta (e che devi rivedere quelle tre o quattro priorità nella vita…ok!). Rifocillati con pane, burro e marmellata di prugne e caffè della moka, ci siamo diretti a Pirano per una passeggiata in centro. Ci ricorda qualcosa di famigliare, forse un po’ Burano per i colori pastello delle case, ma anche un po’ Venezia per le calli strette e il campanile gemello a quello di San Marco; forse ci si sente a casa perché tutti parlano in italiano e perché si mangia la polenta anche se si è sul mare. Abbiamo messo alla prova la nostra preparazione atletica ormai arrugginita da un paio di mesi, e salito scalini: amiamo i panorami, le amazing views. Dai 47 metri del campanile di San Giorgio si ha una vista meravigliosa su Piazza Tartini, dove duecento anni fa c’era il mare; dal faro di Punta della Salute, invece, si vede tutta la baia.

Marco scalpitava per le foto al tramonto, lui che è uno skylover (che romantico…solo in quello, tranquilli.), quindi abbiamo lasciato la costa e ci siamo arrampicati sulla collina, costeggiando campi di kaki molto fotogenici ed ulivi per ammirare dall’alto le saline di Sicciole, parco naturale di inestimabile bellezza. Il sale, qui, è una risorsa preziosa da secoli: l’imperatore del Giappone vuole solo il nostro sale, dicono tronfi da queste parti.

Foto del tramonto archiviate, ci siamo messi in macchina e abbiamo puntato verso il confine con la Croazia per andare a cena nella trattoria di Oriella, la Na Burji di Nova Vas. Quel posto è troppo tuo, mi hanno detto. Questo poteva significare tante cose: che la proprietaria fosse una tipa giusta, che ci fossero cagnolini scodinzolanti dappertutto, o che la sala fosse piena di macchine da scrivere, piatti della nonna, macchine da cucire, o che si mangiasse davvero come a casa. Bene, c’era tutto. Ma proprio tutto questo. La cena è stata divina e tipica della zona istriana nel periodo autunnale: prosciutto crudo e formaggio di pecora a km zero, jota, (una specie di stufato di fagioli, crauti o rape, patate e carne di maiale), pasta fatta in casa con tartufo bianco e petto d’anatra alle prugne e mele con cavolo viola.

Leda ed Oriella non sono state le uniche donne piene di entusiasmo e menti argute che abbiamo conosciuto in questi tre giorni in Slovenia. Nina è un’altra ragazza che ama la sua terra, tanto da preferire i 1200 ulivi di famiglia nell’entroterra di Portorose, ad una promettente carriera come ingegnere in Australia. Questo ritorno alle origini ha convinto anche il marito e i due figli che ora la seguono attivamente nella raccolta delle olive e nella produzione di un olio extravergine ecologico di altissima qualità. Mentre la mani di tre generazioni lavoravano nei campi della sua Gramona Farm, abbiamo partecipato all’Olive Oil Tour di Nina, e poi ci siamo seduti sotto il pergolato in mezzo agli ulivi (con vista spettacolare sulle saline) e abbiamo degustato olio e olive. Fortunatamente i noccioli si potevano gettare a terra (tutto fa compost), altrimenti avrei fatto la solita figura da “oliva dipendente senza volontà di smettere”, con la montagnetta a lato del piatto come ad ogni tavolata che si rispetti. A pucciare pane nell’olio al limone e all’arancia, e poi a passarlo nei semi di sesamo tostati con sale e spezie non ci siamo risparmiati: troppo buono per non ripetere l’operazione. Prima di lasciare Nina e i suoi bimbi mi sono complimentata con lei per la sua scelta coraggiosa, e per il regalo che ha fatto ai suoi figli; vederli sorridere e giocare sul carretto pieno di foglie d’ulivo mi ha riempito il cuore e mi ha ricordato le giornate spensierate di una piccola Ele nella fattoria di famiglia.

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1 Comment

  • Leda Braskin 18 Novembre 2018 at 3:29 Reply

    Cordiale saluto a Eleonora e Marco,

    Sono molto contenta e felice di aver avuto la ocasione di ospitarvi al nostro Glamping.E stata una esperienza breve ma molto piacevole da dove e nato l’articolo bellisimo che hai scrito. Colgo l’opportunita per ringraziarvi per Il tempo che abbiamo pasato insieme e spero di rivedervi presto. Vi auguro ogni bene ,

    Leda Braskin

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