Lago di Costanza, magico inverno: il mio racconto in 4 giorni e 3 paesi

Lo sapevate che il Lago di Costanza è circondato da ben quattro Paesi diversi? Ebbene si: Germania, dove c’è la città principale che che porta il suo nome, Konstanz; Austria, Svizzera e Liechtenstein, che, seppur piccolo, è tanto grazioso e va annoverato tra i big. Vi raccontiamo il nostro viaggio alla scoperta del Bodensee e dei suoi mercatini di Natale.

Il primo giorno inizia a San Gallo (Svizzera Orientale), patria dell’omonimo pizzo tanto caro alle nonne di mezza Italia. Alla mia, almeno, sì: era orgogliosissima di regalarmi i calzini bianchi dal filato pregiato, da sfoggiare con le scarpine bebè.  All’inizio del XIX secolo, i tessuti ricamati di San Gallo costituivano il prodotto d’esportazione principale della Svizzera. Oggi, due secoli dopo, la metropoli ha detto addio alla produzione tessile a favore della haute couture. Vedi Dior, Gucci e Prada che portano questo pizzo sulle passerelle di Parigi, Milano o New York. Dopo aver visitato l’imponente Abbazia di San Gallo, patrimonio Unesco, abbiamo infilato le pattine in rispetto al pavimento in legno dell’ex scriptorium, e varcato la porta della biblioteca del monastero, costruita nel 1755. Una delle più belle ed antiche del mondo. I monaci non ci sono più ma la loro biblioteca, dal chiaro stile rococò, custodisce oltre 170 mila manoscritti di inestimabile valore e copie uniche di 2000 manoscritti originali medievali. Dopo la biblioteca di cotanto splendore abbiamo atteso il solenne momento dell’Avvento: l’accensione delle 700 luci nel centro di San Gallo, che nel periodo natalizio si trasforma in Città delle Stelle. Regressione infantile attivata con gridolini e battito di mani, annessi. Tra un bicchiere di vin brulè che non si rifiuta mai, nonostante la mia poca simpatia per i chiodi di garofano, ed il languore davanti alle vetrine colme di biber (non Justin, ma biscottoni al miele, zenzero, cardamomo e cannella, finemente decorati), abbiamo affrontato la baldoria sangallese dei mercatini di Natale svizzeri, e raggiunto la Gastuben zum Schlössli, antico maniero del 1585, dove abbiamo goduto di una cucina stellare! Ottimo il filetto di maiale con verdure su fondo di semola (con tanto cremoso burro all’erba cipollina). Ma la vera chicca si è rivelata la zuppa al fieno giovane ed erbe alpine (secondo me fa passare anche il raffreddore).

Secondo giorno. Lasciamo San Gallo, e dopo 40 minuti di auto raggiungiamo Bregenz, in Austria. Siamo vestiti più o meno come degli eschimesi, ma la giornata sembra essere piuttosto mite. Insomma: fa più freddo a casa, nelle campagne lombarde, ma siamo in terra austriaca, quindi “in alto”, e bisogna coprirsi. Su questa cittadina nota ai più per l’importante festival lirico di Bregenz che ogni anno raduna migliaia di appassionati nell’arena in riva al lago di Costanza, non avevo riposto grosse aspettative. Invece, devo dire che la parte alta, quella medievale, con le case a graticcio (fissazione che non tramonta mai) e i viottoli acciottolati, mi è molto piaciuta. Mai partire prevenuti. Dopo un breve giro al mercatino di Natale con gli occhi pieni di gioia -non per gli utensili in legno o le palline decorate, ma per i formaggi e i filoni di pane nero- ed aver provato il tipico bollito dell’Imperatore (non fotografato…troppo tardi, troppo buono) alla Gasthaus Kornmesser, ci siamo imbarcati sulla Nave di Natale. Altro momento di regressione fanciullesca. Questa sorta di traghetto luccicante, dove tutti fanno festa (eccolo di nuovo il vin brulè!), ci porta in una trentina di minuti in Germania, a Lindau, dove si tiene uno dei mercatini di Natale più particolari che io abbia mai visto. Al porto, davanti al faro, tutto si illumina (foto copertina). E poi il centro storico pieno di negozietti giusti in cui avrei dilapidato il mio già rastrellato patrimonio, e le cene goderecce come quelle nella Engelstube. Sarei rimasta volentieri un secondo giorno.

Terzo giorno. Abbiamo lasciato Lindau, ma non la Germania, per fare tappa a Ravensburg. Il nome vi dice nulla? Se la risposta è “no”, non avete mai perso la testa su un puzzle. Perché la città vanta la Ravensburger, azienda storica di giocattoli che ha inventato i tasselini da incastrare: qui hanno costruito un puzzle da 600 mq, con 1.418.000 pezzi. E io che pensavo di essere un drago nella disciplina perché mi cimentavo con i 5 mila pezzi pieni di cielo o di prato tutto uguale. Certezze che crollano. Il mercatino di Natale merita senza dubbio una visita, così come tutto il centro storico con le sue famose torri, il quartiere Humpis, uno dei quartieri cittadini del basso medioevo meglio conservati della Germania meridionale, oggi diventato museo, ma il giorno ideale per raggiungere Ravensburg è senza dubbio il sabato. Perché? Per il mercato settimanale:  l’allegro trambusto delle bancarelle, con i prodotti agricoli della regione, il pane appena sfornato, colorati bouquet di fiori e tutto l’occorrente per la preparazione della ghirlanda dell’Avvento e per decorare la tavola delle feste. Ho assistito a scelte minuziose di bacche e aghi di pino che nemmeno in gioielleria.

Piatto tipico da ordinare a Ravensburg: i Maultaschen, ossia letteralmente “tasche in bocca”, preparati anticamente dai monaci durante l’Avvento, quando non si poteva mangiare carne e veniva nascosta nel ripieno di questi ravioli dalla pasta spessa. Questi erano quelli buonissimi che ho mangiato alla Gastatte Humpis, antichissimo ristorante del quartiere medievale.

Quarto giorno. Costanza: la baldoria, e i ragazzi che impazziscono letteralmente per i mercatini di Natale. Definire passione, quella dei giovani di Costanza per questa festa, è dire poco: già che c’eravamo abbiamo partecipato alla festa! Conoscevo già bene la città perché avevo avuto occasione di visitarla due volte, ma solo con la bella stagione, a Pasqua e a fine agosto di qualche anno fa. Anche nel periodo natalizio si conferma una città estremamente bella, frizzante, con un centro storico meraviglioso e localini azzeccati. Insomma, ci vivrei volentieri. Peccato che il mio vocabolario tedesco si esaurisca in: dankeschön, bitteschön, nein, kartoffel e banhof. Ma torniamo alla festa: dopo aver fatto un tour guidato per la città vecchia, abbiamo raggiunto i mercatini sul lungolago, sotto la statua Imperia, e siamo saliti a bordo della nave di Natale con il Bar panoramico a 360°. Qui, con un boccale di vino speziato (ho già detto vin brulé?), ci siamo buttati in pista…eh, sì, c’erano anche le luci psichedeliche e la versione disco-tamarrissima di Bella Ciao, che abbiamo scoperto essere la colonna sonora -spiegateglielo all’Anpi, il motivo, che sono curiosa -della serie La Casa di Carta. A parte la nota di colore, non ho mai visto tanta gente frequentare un mercatino di Natale. Mai. Che trasporto pazzesco con tutte quelle luci riflesse nel lago. Erano tutti felicissimi…compresa me.

Nella hall dell’hotel Harbr di Costanza. Appena fuori dal centro storico, dallo stile industriale, con qualche accento ultra moderno. Mi è piaciuto tutto: dalle camere super comfort, alla sala da pranzo. La colazione, poi, è magistrale. Eccomi mentre fingo di capire qualcosa, ma in realtà guardo le figure.

La soluzione più pratica per questo tour? Da Milano a San Gallo ci si arriva in treno, facendo scalo a Zurigo. Qui si può affittare un’auto e fare lo stesso giro. Oppure, scelta che preferisco essendo amante degli on the road, di partire direttamente in macchina per gestire al meglio i tempi.

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