Valle d’Itria: la Puglia dei trulli da vedere e gustare

FOTO E TESTI Eleonora Lanzetti

La Puglia è un po’ la mia seconda casa. Molti assi nella manica li ha già calati con me. Ne conosco usanze, tradizioni, luoghi -soprattutto nella zona del Tavoliere, delle Murge, e sulla costa, da Polignano sino al Salento. Ho riscoperto la bellezza del turismo rurale, lontano dalla calca di gente; un viaggiare lento che ti permette di conoscere l’essenza di un posto e la gente che lo vive e che te lo vuole raccontare. Così è andata durante il mio viaggio in Valle d’Itria, un grande fazzoletto verde ricamato di bianco, quello dei pennacchi dei trulli, dei muretti a secco, e della calce con cui si allattano le sue cittadine come Cisternino, Locorotondo, Martina Franca, Ostuni. Qui ho avverato anche uno dei miei sogni: soggiornare in un trullo. A Cisternino, in una contrada incastonata tra gli ulivi, un gruppo di architetti locali ha lavorato alla riconversione di un antico agglomerato di trulli, dando vita a Borgo Canonica, un relais con dimore di charme ricavate proprio sotto le cupole dei trulli, dove trascorrere momenti di vera pace. La città di Cisternino dista dieci minuti di auto dal borgo; in centro storico, vivo e brulicante di locali e di giovani, il profumo di carne alla brace è inebriante. I fornelli, le tipiche trattorie-macelleria, vengono presi d’assalto: decine di tavolini in legno arredano i piccoli pergolati dei vicoli, il servizio è spartano, l’oste sempre simpatico, le bombette onnipresenti. La carne cotta sugli spiedoni dell’Antico Borgo si ricorda a distanza di giorni per la sua bontà; il purè di fave (quanto ne ho mangiato?), le polpette di pane (me le hanno dovute levare…) e i laganari con melanzane e cacioricotta di Mimmo della Locanda di zia Rosa, sono quei piatti poveri ma ricchi di sentimento. In Valle d’Itria ci si gode la campagna, quella vacanza diversa ed autentica, a contatto con la natura: poco distante da Cisternino si incontra Paolo Belloni, botanico per passione che a Pomona, frazione appena collinare, ha creato un vero e proprio conservatorio di piante rare ed antichissime.Nei suoi giardini ci sono 400 tipi diversi di fico (e io che pensavo ne esistessero quattro), erbe aromatiche, gelsi del 1600. Un microcosmo di fiori e frutti che vale la pena di conoscere. 

Nonostante io sia di casa da queste parti, Locorotondo non l’avevo mai vista. Uno dei borghi più belli d’Italia, dove le case si tengono per mano e fanno un girotondo (locus rotundus, per quelli che in latino andavano oltre il sei politico). Mentre camminavo tra i suoi vicoli ho pensato fosse come una bella donna di bianco vestita che si agghinda di fiori e profumi. Ogni scorcio, sotto le cummerse, i tipici tetti spioventi che puntellano il cielo, è pura poesia: ci sono piante e davanzali fioriti ovunque. Qui, nel mese di giugno, l’addobbo diventa competizione, e gli abitanti si sfidano al “Balcone più bello.” Il centro storico è un labirinto. Un itinerario preciso non c’è, ed è bello così: la curiosità è la miglior guida per scoprire la vera essenza del borgo. L’atmosfera è famigliare: troverete sempre bambini che giocano fuori dall’uscio di casa, una nonna che li chiama dalla finestra mentre gira il ragù per il pranzo della domenica, e panni stesi che profumano di mughetto.  I locorotondesi sanno anche stupirti: dicono che ti portano sul lungomare e tu, smarrita, pensi alla cartina geografica e non ti capaciti. Semplice, la passeggiata di via Nardelli, che costeggia tutta la vallata di vigneti e trulli, è chiamata in questo modo: certe mattine la foschia copre tutto e sembra una distesa d’acqua che bagna questo lungomare senza mare. Tra i vicoli la pizza di Michele, di Casa Pinto, è fatta bene e davvero godereccia; il posticino, poi, è un trionfo di chincaglierie, macchine da cucire e arredi vintage.

E Martina Franca? Che dire di lei? Ha due nomi di donna, quindi non può che presentarsi come una gran signora, affascinante e romantica. I muri bianchi delle case basse dei borghi della Valle d’Itria qui lasciano spazio a palazzi signorili e barocchi; Piazza Maria Immacolata è il suo cuore pulsante da cui partire e perdersi tra le vie piene di negozietti interessanti (e quando dico interessanti non parlo di cianfrusaglie turistiche). Il Palazzo Ducale merita senza dubbio una visita per la bellezza delle sale affrescate (Sala dell’Arcadia e del Mito). Un tour che non può che spingersi sino ad Ostuni, a sud delle Murge e a nord del Salento, la Città Bianca incastonata tra il verde delle colline, i burroni carsici e l’azzurro del mare, è circondata da masserie dall’incredibile fascino. Da Piazza della Libertà in cui si issa la colonna di Sant’Oronzo,  ci si addentra nei vicoli e si sale sino alla Chiesa di San Vito Martire e alla  Basilica Minore. Il vento schiaffeggia costantemente il viso, la luce è quasi abbagliante. Perché è tutto così bianco?  L’imbiancatura a calce delle case fino ai tetti era praticata sin dal Medioevo per assicurare maggiore luminosità alle viuzze strette e in ombra. Non solo, fu l’unico modo per evitare che la peste dilagasse nella cittadina ed il contagio aumentasse sino a portarne la distruzione.

Note di gusto e posticini da segnare 

Terra di assoluta bellezza e di incredibili bontà. Da provare: il purè di fave con cicoria ripassata, la focaccia con i pomodorini, gli strascinati di grano arso con le cime di rapa, taralli, olive dolci, capocollo, mozzarelle, burrate e caciocavallo. 

Le Capase: ristorante nel centro di Cisternino, arredato con complementi di modernariato. Bellissima la sala con camino. Cucina a vista. Piatti della tradizione pugliese rivisitati in chiave contemporanea. Il Cucco: un’enoteca con cucina dove bere un buon calice da accompagnare con taglieri di salumi e formaggi locali. Cisternino. Salumificio Santoro. Il tempio del Capocollo, salume simbolo della Valle d’Itria. Due famiglie si dedicano alla sua produzione. Si può visitare anche lo stabilimento. Caseificio Conte: una masseria in cui trovare formaggi freschi e stagionati di assoluta bontà. Da portare a casa: il cacioricotta vaccino. Frantolio D’Amico: da oltre un secolo qui si spremono le migliori olive della Valle d’Itria. Da provare (con pane casereccio): l’olio aromatizzato al carciofo, l’olio al mandarino (straordinario sul gelato) e la Lacrima, nettare ancor più pregiato dell’extravergine, ottenuto dalla spremitura di sette varietà di olive diverse. Upal, Cisternino: alla cooperativa dei viticoltori della Valle d’Itria è possibile acquistare il meglio della produzione locale, dal Bianco di Alessano al DOP Locorotondo Verdeca. Magda, Bari: panificio e pasticceria a circa 200 mt dalla stazione ferroviaria di Bari, in cui fare scorta di taralli e focaccia prima di fare ritorno a casa.

 

 

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