Comano Valle Salus: laghi color smeraldo, sapori autentici e antichi borghi

Quattro giorni alla scoperta del Comano, in Valle Salus: paesaggi di rara bellezza, laghi color smeraldo, sentieri del gusto e antichi mestieri riscoperti da giovani produttori del territorio.

Che amiamo il Trentino è cosa risaputa e nota per chi legge da tempo su questi schermi. Così, di ritorno dall’ultimo viaggio in terra trentina, nella zona del Comano, abbiamo prontamente messo nero su bianco il nostro racconto per darvi qualche suggerimento per una vacanza outdoor con tutto ciò che ci piace: natura, buon cibo, cultura.. Zaino in spalla, qualche maglione pesante -che non si sa mai- scarpe da trekking, k-way, Jeffry Poldino a seguito, e siamo partiti. Casa Riga, l’Agriturismo B&B in cui abbiamo soggiornato per i nostri quattro giorni, è molto più di un semplice alloggio: ha un cuore pulsante. Anzi due. I cuori di questo luogo sono Elisa e Omar, lei ex restauratrice, dolce padrona della Casa; lui contadino che si occupa dei 10 ettari coltivati a mele, lamponi e mirtilli, sempre pronto a dispensare calorosi sorrisi. All’arrivo ci si sente forse smarriti: rigogliosi prati in cui il verde si alterna al giallo del tarassaco in fiore, meleti incorniciati dai monti, ma nessun muro, nessuna reception. Siamo sicuri? Eppure le indicazioni ci mandavano da questa parte. Certo, perché Casa Riga riserva sorprese: la grande casa di legno non si vede perché è inserita in una piega del pendio, ed il tetto è il prato che continua. Un B&B ipogeo ecosostenibile a bassissimo impatto ambientale (ha ottenuto anche il prestigioso riconoscimento Casaclima Oro), che si alimenta con l’energia solare, che profuma di bosco, di fiori: le pareti sono di pino grezzo, il pavimento è in bamboo e all’esterno in larice. Ogni stanza ha una parete in vetro direttamente sul bosco per risvegli che non dimentichi facilmente; così anche la sala lettura e quella da pranzo-cena, attrezzata con cinque postazioni cucina per stare insieme agli altri ospiti, chiacchierare, preparare la pastasciutta, condividere esperienze…non solo sui social. La colazione poi, per noi che siamo navigati advisors di buffet come si deve, è certamente sul podio di questi dieci anni di viaggi insieme: marmellate e torte sono opera culinaria genuina di Elisa (che mi ha donato la ricetta della sua Ricotta e Mascarpone), come le centrifughe di frutta fresca; formaggi e yogurt sono prodotti da Oscar, giovane allevatore del Lomaso, mentre i salumi nascono dalle mani di Armando, eccentrico norcino della zona. Una colazione che è passione corale in un posto creato per far star bene le persone.

Dicevamo: zaino in spalla. La Comano Valle Salus, incastonata tra le Dolomiti e il Garda, un’oasi di benessere dove i laghi, quello di Tenno o di Lagolo, hanno tutte le sfumature del verde e dell’azzurro, e ci puoi passeggiare attorno; dove se hai voglia di pedalare -per polpacci poco prestanti in salita si noleggiano le e-bike – ci sono tracciati e sentieri panoramici; dove scoprire e gustare cibi genuini; visitare borghi, castelli e rilassarsi alle terme. La passeggiata attorno al Lago di Tenno -ci si impiega circa un’ora e mezza- è stata davvero piacevole: un caldo tepore ci aveva finalmente accolti dopo giorni di pioggia; era ciò che ci voleva per “asciugare l’umidità” accumulata. Dopo qualche ritratto di famiglia scattato attorno al lago, ci siamo diretti verso Rango, borgo contadino tra i più belli d’Italia, dove l’assoluta protagonista è la pietra. No, anche le pannocchie appese ad adornare finestre e loggiati, lo sono: la polenta è una questione seria per me. Qui, tra vòlt e ponti antichi si è catapultati indietro nel tempo: per le viuzze selciate lo spirito della vita contadina rivive nella rievocazione di lavori che nessuno fa più come il moleta (arrotino), l’ombreler (ombrellaio), il caregheta (impagliatore di sedie). Il momento perfetto per visitare Rango è senza dubbio il Natale, periodo in cui si anima grazie al famoso mercatino (no, niente a che vedere con bancarelle dozzinali e cineserie), ma anche con la bella stagione il suo antico animo ci ha conquistati. Decidiamo di pranzare all’osteria dell’Albergo Fiore, a Poia, sopra Comano Terme; puntiamo subito i piatti che ci consiglia la cuoca: Polenta Macafana (polenta di Storo con bietole, erbette, mantecata con toma e grana); Na fèta en gnoc (gnocchi di pane conditi con patate del Lomaso e burro fuso) e carne salada. Ci sarebbero anche i Sentieri del Gusto dedicati ai presidi slow food del territorio di Comano Valle Salus – Patate del Lomaso, Ciuiga del Banale, Noci del Bleggio–  ma ci sarà spazio nelle prossime puntate.

Colpiti dalla bontà dei formaggi assaggiati a Casa Riga, decidiamo di andare a trovare Oscar, a Fàvrio, paesino di case rurali vecchissime (e bellissime da solleticare una insana voglia di rogito), contornato da campi coltivati a patate, dove vivono una sessantina di anime contate, e la vita scorre nella semplicità più vera e bella. Oscar Cherotti ha 30 anni, è laureato in agraria, e ha deciso di ritornare all’agricoltura  dando vita a Misonet, un piccolo allevamento bovino con sole cinque vacche brune, storica razza del Lomaso, che mangiano solo fieno e producono latte di qualità. La filiera è cortissima: con questo latte si producono caciottine e tome dal sapore burroso, e un gelato tra i più buoni mai mangiati. A Ponte Arche lui e la fidanzata Giulia hanno deciso di aprire un caseificio con gelateria a km zero –M’Ami Gelateria Contadina– dove si trovano pochi gusti ma genuini, come quello allo stracchino variegato alle corniole. Quella vaschetta mangiata a cucchiaiate per cena mentre fuori da Casa Riga pioveva forte, ce la ricordiamo ancora. Che solidarietà: tutti si mettono insieme per valorizzare il territorio e le loro attività. Elisa mi ha parlato di Oscar, ma anche di Anita e delle sue erbe officinali, così abbiamo deciso di andare a trovare anche lei, in un’altra perla di pietra e legno, a San Lorenzo Dorsino, nella sua Azienda agricola Il Ritorno. Anita coltiva seguendo il metodo biologico, biodinamico more, lamponi, ribes, uva spina, specie autoctone antiche, ortaggi, molte varietà di piante officinali e aromatiche e un piccolo alveare. Il raccolto viene trasformato poi in svariati prodotti a km zero; confetture, sciroppi, infusi e alcuni prodotti per la cura del corpo. L’azienda ha anche un bellissimo ristorante con un panorama mozzafiato sulla valle, in cui cenare o prendere un aperitivo. Ci siamo seduti, abbiamo conosciuto una coppia di sardi trasferiti a Parma, e con loro abbiamo condiviso un tagliere con Ciuiga del Banale, speck, formaggi e composte accompagnato da infuso ai fiori di sambuco. 
La pioggia non ci ha dato tregua ma noi, abili ad architettare piani alternativi senza scoraggiarci, abbiamo optato per la combo meravigliosa: prima terme e poi visita al Castello di Stenico. Alle Terme di Comano sgorga un’ acqua calcio magnesiaca e ricca di fluoro, preziosa per la cura della pelle. Il parco in cui sono inseriti l’impianto termale e il Grand Hotel Terme è una meraviglia per una passeggiata, anche con l’ombrello. Ci rilassiamo per qualche ora nella bella Spa dell’hotel; la zona delle saune e dei bagni di vapore è la nostra destinazione principale per lessarci a puntino. Provo un trattamento al viso per la mia pelle decisamente delicata, sfigatella, direi. Se ne accorge anche la ragazza che mi applica una maschera-calco in argilla che, dice, risollevi le sorti della mia faccia stanca e arrossata. Che portento quest’acqua. Per non dimenticare la sensazione di seta e luminosità, crema e acqua termale spray vengono con me a casa, grazie al prezioso dono che mi hanno fatto gli amici delle Terme di Comano. Applico mattina e sera, promesso (lo sto facendo!). Rigenerati e con le gambe leggere “da day spa” ci spostiamo a Stenico per visitare il castello. Con la Trentino Guest Card musei e castelli sono gratuiti: quanto apprezziamo queste iniziative di promozione turistica. La visita dura un’oretta, ma le sale delle campane e delle serrature (sì, esatto, serrature di porte, portoni, a dir poco meravigliose) meritano ancor più dei saloni superiori. Usciamo dal castello e, incredibile, il sole splende in cielo. Decidiamo di fare un paio di chilometri e arriviamo alle Cascate del Rio Bianco, acqua spumeggiante che scende con forza nella roccia carsica: ci mettiamo seduti a guardare il cadere potente dell’acqua, non facciamo nient’altro. Un bel poltrire con sottofondo musicale quando c’è bisogno di lentezza e di giornate dai ritmi dolci. 

 

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