Avvento a Villach: terme, trekking nella neve e tradizione nel piatto

 

Ormai a Villach sono di casa. Una bella regione la Carinzia, poco più in là dal confine friulano di Tarvisio, dove le cose da fare e vedere sono sempre tante, in ogni stagione. Tornata dalla mia quattro giorni all’insegna del benessere e del gusto; il tutto illuminato da lucine natalizie, profumato di cannella ed innaffiato da vin brulè, comincio con il racconto di ciò che è stato, e che consiglio vivamente di replicare. Villach, graziosa cittadina carinziana si è presentata sfavillante e vestita a festa, con il campanile della Chiesa di San Giacomo che come un’enorme candela illuminava tutta la Hauptplatz, la piazza principale dove fino al 24 dicembre viene allestito il mercatino dell’Avvento gastronomico. Tutto il centro storico brulica di piccole casette in legno, attorno alla chiesa parrocchiale di S. Jakob e nel giardino vicino al Parkhotel. Qui, nel bel mezzo della festa, ho assistito per la prima volta al passaggio dei Krampus che, per chi non fosse ferrato in materia di tradizioni tirolesi e germaniche, sono delle creazioni mostruose ed inquietanti che accompagnano San Nicola spaventando i bambini (e non solo: ogni riferimento alla sottoscritta è casuale). I loro volti sono coperti da maschere diaboliche, e vagano per le vie dei paesi provocando rumori con campanacci e corni legati alla vita, mentre colpiscono con frustate la gente (anche qui, presente!). Dopo la parata e la pioggerellina ghiacciata che aveva inzuppato cappotti e cuffie, ci siamo rifugiati nel birrificio storico della città, il Villacher Brauhof, dove ho assaggiato una crema calda alla birra e dell’ottimo gulash.

Ma visitare Villach (e la Carinzia in sé) durante l’Avvento è molto più che i soli mercatini. La zona turistica è rinomata anche per una lunga tradizione termale. Dopo una giornata passata tra le bancarelle o sulla neve, non c’è niente di meglio che un po’ di relax alle terme. Giusto? Ad una manciata di chilometri dal centro storico di Villach, si trovano le KärntenTherme di Warmbad-Villach, una struttura enorme e moderna, con un’ ampia zona SPA con saune e bagno turco, e diverse piscine. Compresa quella esterna, mia meta preferita: acqua calda che avvolge il corpo, testa al fresco per ossigenare i pensieri, occhi puntati verso le cime innevate. L’Hotel Karawankenhof si trova proprio a fianco, collegato con gli impianti termali KärntenTherme da una parte, e con la piscina con acqua sorgiva, dall’altra. Le camere sono moderne ed accoglienti; la colazione è varia e vanta molti prodotti locali, sia dolci che salati; ottima la cucina del ristorante dove ho gustato un delicato filetto di luccio perca con mousseline di pastinaca, e cervo in umido con mele caramellate e knodel di patata.

A due passi dal parco delle terme inizia un sentiero che costeggia un torrente. Conduce ad un laghetto naturale di acqua calda in cui spesso, anche in pieno inverno, si fa il bagno godendosi il silenzio e i profumi del bosco del Warmbad, in una foresta soleggiata ancora colorata d’autunno per il nostro trekking. Ciò che ci voleva per decomprimere dopo due settimane di lavoro -troppo, troppo- intenso: una camminata di una decina di chilometri tra cascatelle, ampie aperture verdi, dolci salite, e un intermezzo goloso con la merenda nel bosco che la nostra guida custodiva nello zaino: un pandolce carinziano preparato con noci e fichi secchi, e un tè caldo ristoratore con l’aggiunta obbligatoria di po’ di grappa di pere. Era per il freddo, e non mi sono sottratta.

E non mi sono sottratta nemmeno ai laboratori organizzati dalle signore di Arriach, piccolo villaggio rurale al centro della Carinzia, dove le “cintura nera” in corone dell’AvventoKärntner Kasnudel (i tipici tortelloni carinziani) ci hanno consegnato grembiulino e strumenti di lavoro. Pane per i miei denti. Ah, certo, abbiamo impastato anche il pane di Natale, come dimenticare. Ho scoperto un’abilità: la mia corona dell’Avvento, sopravvissuta intatta al viaggio di ritorno, è già parecchio corteggiata. Vorrà dire che mi ritaglierò una giornata per intrecciare rami di pino mugo, abete e bacche, e le assemblerò a rotazione per mamma, suocera e zie. Peccato non aver fatto scorta di arance essiccate, rametti e tutto lo splendore avvistato da Atrio, il centro commerciale con 90 negozi che, in caso di regalo dell’ultimo minuto, vi consiglio di raggiungere per andare a colpo sicuro.

Dicembre è iniziato in bellezza, con l’aria fredda che mi ha spalancato gli occhi e la visuale. Non solo in senso stretto. Ho  infilato scarponi, giacca termica e guanti, e siamo andati a ciaspolare sul Monte Dobratsch, tra i boschi innevati fino a raggiungere il rifugio. Un idillio per mente e corpo. La neve compatta mi piace: macini chilometri senza fare fatiche immani che invece sono comprese quando la coltre spessa è soffice e polverosa. Per gli amanti dello sci, qui è uno spasso: la zona infatti ospita comprensori sciistici perfetti per tutti gli appassionati di sport invernali tra cui spicca l’Alpe Gerlitzen, con 25 piste di diversi livelli di difficoltà, per un totale di 45 chilometri, una modernissima seggiovia a sei posti, 15 chilometri di itinerari in neve fresca e una pista per gli slittini. Per chi cerca invece la meta più family con bambini al seguito c’è il Dreiländereck (letteralmente ‘monte dei tre confini’) con i suoi 17 chilometri di discese, una seggiovia a tre posti e 7 skilift.

Per i palati gourmet: il mio consiglio per variare dalle consuete e tradizionali zuppe, da canederli, salsicce e wiener schnitzel, è quello di cenare al Gasthof Tschebull, il ristorante più antico della Carinzia, datato 1846, dove lo chef chef Hannes Tschemernjak, due cappelli Gault&Millau (una sorta di guida Gambero Rosso austriaca), propone materie prime a km zero, cucinate sapientemente. I piatti forti sono quelli a base d‘oca, fois gras con grappa di prugne, filetto affumicato e lardo d’oca alle erbe, e l‘anatra al forno con cavolo rosso speziato e polenta del Gailtal, una scoperta cremosa e burrosa da finire a cucchiaiate. Per finire: tortino di noci e zucca, crema di cioccolato, riduzione di prugne al vino rosso, ribes e cioccolato al rum flambato.

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